La stagione nivale è entrata nella sua fase centrale e, come spesso accade, l’evoluzione dell’accumulo non segue un percorso lineare. Dopo un avvio segnato da ritardi un po’ ovunque, gennaio ha impresso un’accelerazione significativa, con nevicate diffuse su ampie porzioni delle montagne italiane.
Il terzo aggiornamento di Fondazione CIMA mostra un quadro nazionale oggi ancora in lieve deficit (-22%) ma con un miglioramento evidente rispetto alle settimane precedenti.
La maratona ha cambiato ritmo, ma la corsa non è equilibrata.
Le Alpi italiane nel loro insieme: un dato nuovo, finalmente in media
Per la prima volta, Fondazione CIMA analizza in modo aggregato l’andamento dell’equivalente idrico nivale sull’intero arco alpino italiano. L’effetto delle condizioni di gennaio è chiaro: l’accumulo è tornato in linea con la media del periodo, grazie a una risalita costante nel corso di gennaio.
Se si osserva l’andamento dello SWE alpino lungo l’inverno, il percorso ricorda quasi una discesa olimpica: una partenza lenta a settembre, un tratto tecnico e complicato a novembre, un primo intertempo difficile a dicembre. Poi, a gennaio, l’accelerazione. Un tratto finalmente invernale, con temperature sotto media su tutto l’arco alpino e precipitazioni superiori alla norma su gran parte del Nord, che ha riportato la curva in carreggiata.
In questi giorni in cui l’attenzione è stata rivolta alle piste e alle Olimpiadi 2026, con atlete come Federica Brignone protagoniste sulle nevi alpine, anche la stagione nivale italiana sembra aver trovato un cambio di ritmo. Ma, come in gara, non conta solo l’exploit in un settore: conta la continuità lungo tutta la pista.

Il contesto meteorologico spiega molto bene questa dinamica. Nel corso di gennaio, le temperature sono risultate sotto la media su tutto l’arco alpino, mentre le precipitazioni sono state superiori alla norma su gran parte del Nord, con alcune eccezioni lungo i rilievi di confine. Si è quindi realizzata la combinazione più favorevole alla crescita del manto nevoso: freddo e nuove nevicate.


Appennini: recupero più lento, stagione più breve
Diversa la situazione al Centro-Sud. Anche qui gennaio ha portato precipitazioni, ma in un contesto di temperature superiori alla media. Sugli Appennini, il deficit si attesta intorno al -39%, e la risalita dell’accumulo è stata meno rapida rispetto alle Alpi, proprio perché le alte temperature “remano contro” le nuove nevicate.
La differenza non è solo quantitativa, ma anche stagionale: a queste latitudini ci si avvicina progressivamente al momento in cui l’accumulo raggiunge il suo picco e la neve inizia a trasformarsi stabilmente in deflusso. Il tempo disponibile per colmare il divario sta finendo.
Il contrasto tra Po e Adige
L’effetto di gennaio è particolarmente evidente nel bacino del Po, dove l’accumulo beneficia in modo pieno delle nevicate, soprattutto in Piemonte. In alcune aree delle province di Torino e Cuneo si registrano surplus che raggiungono il +150%, mentre il dato complessivo del bacino si attesta a -12%, valore ampiamente compreso nella normale variabilità stagionale.
Nel bacino dell’Adige, invece, il quadro resta più critico. Il deficit è pari a -30%, e l’andamento stagionale ricalca in modo molto simile quello della scorsa stagione a questo punto dell’anno. Il bacino si colloca ancora al di sotto della variabilità “normale”, configurando una situazione comunque di siccità da neve.
Anche la distribuzione altimetrica evidenzia differenze marcate. Nel bacino del Po, dagli 800 metri in su le condizioni risultano in media, con addirittura un surplus tra gli 800 e i 1500 metri, proprio nelle aree pedemontane che negli ultimi anni avevano mostrato maggiore vulnerabilità.
Sull’Adige, al contrario, le condizioni restano sotto media lungo tutto il profilo, in particolare alle quote medio-basse, mentre solo le quote molto elevate mostrano una tenuta relativa.


Tevere e variabilità appenninica
Il bacino del Tevere riflette la dinamica appenninica, con un deficit pari a -42%. In questo caso, tuttavia, il valore rientra nella normale variabilità stagionale.
Perché un –42% sul Tevere è normale variabilità e un –30% sull’Adige no? Come spiega Francesco Avanzi, ricercatore esperto di idrologia nivale di Fondazione CIMA: «Sugli Appennini l’accumulo nivale cambia molto di più da un anno all’altro rispetto alle Alpi. È una neve che si accumula a quote mediamente più basse ed è molto esposta ai venti umidi proveniente sia dal Tirreno che dall’Adriatico. Si dice che è una neve “marittima”. Questa alta variabilità interannuale significa che periodi con deficit marcati possono comunque rientrare nella variabilità “normale” della zona. Sulle Alpi, invece, l’accumulo è mediamente più stabile tra un anno e l’altro; quindi, basta anche una deviazione più contenuta (in questo caso del –30%) per causare una siccità di neve».
Tra contrasti e previsioni stagionali
Nel complesso, quella attuale è una stagione nivale di contrasti marcati. Per alcune regioni, come il Piemonte, si tratta di una delle migliori stagioni dal 2010-2011; per molte altre, invece, i valori restano al di sotto della media degli ultimi quindici anni.

Le previsioni stagionali dell’Agenzia ItaliaMeteo indicano un febbraio molto umido su tutta Italia, con una possibile prosecuzione di condizioni umide al Nord-Ovest anche a marzo, mentre al Sud marzo potrebbe risultare più secco.
Sul fronte termico, febbraio e marzo dovrebbero vedere un progressivo ristabilirsi di anomalie positive di temperatura su gran parte del Paese. Un elemento che potrebbe favorire un’accelerazione della fusione, incidendo sull’evoluzione finale dell’accumulo.




Verso la fase decisiva della stagione
Gennaio ha rappresentato un punto di svolta, riportando molte aree alpine in condizioni prossime alla media. Tuttavia, la stagione resta eterogenea e ancora aperta.
La prossima fase sarà determinante: tra precipitazioni abbondanti e temperature in aumento si giocherà l’equilibrio tra accumulo e fusione. Il prossimo aggiornamento, previsto a metà marzo, consentirà di valutare in modo più compiuto l’impatto di queste dinamiche sulla disponibilità idrica primaverile ed estiva.
