Dall’accumulo alla fusione: marzo cambia la direzione della stagione nivale

Marzo è arrivato portando con sé aria più mite e cieli più sereni. Per la risorsa idrica nivale questo è un momento di transizione: la neve accumulata durante l’inverno inizia progressivamente a fondere, alimentando fiumi, laghi ed ecosistemi a valle.

A scala nazionale, dopo il forte miglioramento osservato tra gennaio e febbraio, l’Italia si affaccia a questa nuova fase ancora con un leggero deficit di equivalente idrico nivale (SWE), pari a –22%. La stagione ha quindi cambiato ritmo, entrando nella fase successiva a quello che chiamiamo il “picco dell’accumulo nivale”: il periodo in cui l’accumulo lascia spazio alla fusione.

Osservando l’andamento stagionale, la dinamica ricorda quasi una montagna russa. Dopo la crescita progressiva del manto nevoso fino a metà febbraio, la curva ha raggiunto il suo picco, più o meno nei tempi attesi dalla climatologia, e ha poi iniziato a scendere. La fusione sta procedendo rapidamente.

Fig. 1. Andamento dell’equivalente idrico nivale in Italia. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Le Alpi italiane: picco raggiunto e fusione anticipata

Il comportamento è evidente osservando l’arco alpino italiano nel suo insieme. Nel corso di febbraio l’accumulo ha persino superato la media stagionale, ma il picco è stato ormai superato e la discesa è iniziata con anticipo rispetto alla climatologia.

La fase di fusione sembra anticipata di circa un mese rispetto al comportamento tipico osservato nel periodo storico. Nel complesso, le Alpi italiane si trovano ora attorno a –12% rispetto alla media stagionale.

Questo passaggio dall’accumulo alla fusione è un momento naturale del ciclo della neve, ma quest’anno appare più rapido del normale, come già capitato spesso negli ultimi anni.

Fig. 2. Andamento integrato dell’equivalente idrico nivale nell’arco alpino italiano. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Appennini: una discesa ancora più evidente

La dinamica è ancora più marcata lungo la dorsale appenninica. Qui il picco stagionale è stato raggiunto all’inizio di febbraio, come spesso accade, e la fase di fusione è iniziata già da diverse settimane.

Dopo essere rimasti per buona parte dell’inverno all’interno della “normale” variabilità stagionale, gli Appennini mostrano ora un deficit molto marcato, pari a –73%. La discesa della “montagna russa nivale” è iniziata prima e si sta rivelando più rapida.

Fig. 3. Andamento integrato dell’equivalente idrico nivale sugli Appennini. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Il ruolo delle temperature e delle precipitazioni

La causa principale di questa accelerazione è legata alle condizioni meteorologiche di febbraio. Il mese è stato significativamente più caldo della media su tutto il territorio italiano. Anche se, nel complesso del trimestre dicembre-febbraio, le temperature in montagna sono risultate leggermente sotto media, è sufficiente un singolo mese molto caldo per innescare una fusione anticipata del manto nevoso.

A questo si aggiunge un altro fattore: in alcune aree alpine le precipitazioni sono state scarse. In particolare, nel Triveneto il trimestre invernale ha registrato deficit di precipitazione che arrivano fino al –60%, riducendo ulteriormente la quantità di neve disponibile.

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Fig. 4. Anomalia di temperatura in Italia nel mese di febbraio (a sinistra) e del periodo tra dicembre e febbraio (a destra).
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Fig. 5. Anomalia di precipitazione in Italia nel mese di febbraio (a sinistra) e del periodo tra dicembre e febbraio (a destra). 

Il risultato è una combinazione ben nota per chi studia la neve: meno nevicate e temperature più elevate, condizioni che favoriscono una fusione anticipata e riportano rapidamente il sistema in deficit.

I bacini sotto osservazione: Adige, Tevere e Po

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Fig. 6. Confronto dei valori dell’equivalente idrico nivale nei bacini fluviali osservati il 7 marzo per ciascun anno dal 2011 al 2026.

Tra i bacini italiani più monitorati per la risorsa nivale c’è quello dell’Adige, che rimane sotto media con un deficit di circa –26%. Anche qui il picco stagionale sembra essere stato raggiunto e la fusione è ormai iniziata, con condizioni molto simili a quelle osservate nello stesso periodo della stagione precedente.

Una dinamica comparabile emerge nel bacino del Tevere, dove la fusione è iniziata già all’inizio di febbraio. In questo caso la velocità della discesa è simile a quella degli anni passati, ma il punto di partenza è diverso: l’inverno è arrivato a febbraio con circa metà della neve a cui eravamo abituati.

Il quadro più positivo resta quello del bacino del Po, dove il picco sembra essere stato raggiunto ma le condizioni rimangono in linea con la media stagionale (–2%). Rispetto allo scorso anno, il Nord-Ovest ha vissuto un inverno più simile a quello che storicamente caratterizzava queste regioni, almeno alle alte quote.

Fig. 7. Andamento dell’equivalente idrico nivale nel bacino dell’Adige. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.
Fig. 8. Andamento dell’equivalente idrico nivale nel bacino del Tevere. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.
Fig. 9. Andamento dell’equivalente idrico nivale nel bacino del Po. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Quando la neve diventa acqua

La primavera segna anche una trasformazione profonda del manto nevoso.

«I mesi primaverili costituiscono sempre una fase delicata per la risorsa nivale. La neve inizia a fondere, partendo dalle quote più basse, e si “ritira” progressivamente verso l’alta montagna. È un processo naturale, ma quando la fusione inizia troppo presto può ridurre la quantità di acqua che rimarrà disponibile nei mesi più caldi», spiega Francesco Avanzi, ricercatore esperto di idrologia nivale di Fondazione CIMA.

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Fig. 10. Anomalia dell’equivalente idrico nivale (SWE) rappresentata con un punto ogni 100 metri di quota, a evidenziare la distribuzione altimetrica del deficit lungo il bacino del Po.
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Fig. 11. Anomalia dell’equivalente idrico nivale (SWE) rappresentata con un punto ogni 100 metri di quota, a evidenziare la distribuzione altimetrica del deficit lungo il bacino dell’Adige.

La fusione, infatti, non avviene in modo uniforme. L’acqua che si forma all’interno del manto nevoso si infiltra e scorre seguendo pendii e versanti, creando piccoli canali preferenziali.

«Con l’ingresso dell’acqua nel manto», continua Avanzi, «la struttura stessa della neve cambia: i cristalli si arrotondano, i grani diventano più grandi e la neve diventa progressivamente più umida».

Questo processo è noto come metamorfismo da neve umida, ed è il passaggio attraverso cui il ghiaccio accumulato durante l’inverno si trasforma gradualmente in acqua che alimenta fiumi e bacini.

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Fig. 12. Grani di neve prima (sinistra) e dopo (destra) metamorfismo da neve umida (fonte: F. Avanzi e M. Schneebeli, SLF Davos). Con l’aumento delle temperature, l’acqua liquida entra nel manto nevoso e arrotonda progressivamente i cristalli, modificandone forma e dimensione: la forma originaria, che ricorda ancora vagamente quella dei fiocchi di neve, si trasforma progressivamente a formare cristalli arrotondati e più grossolani. (la scala metrica è in un’unita di decimi di mm). 

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Guardando alle prossime settimane, le previsioni stagionali (disponibili grazie al contributo di ItaliaMeteo) indicano temperature più calde della media, soprattutto nel mese di marzo.

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Fig. 13. Previsione dell’anomalia delle temperature medie per marzo 2026 rispetto alla media climatica (fonte: ItaliaMeteo).   
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Fig. 14. Previsione dell’anomalia delle temperature medie per il trimestre aprile/maggio/giugno 2026 rispetto alla media climatica (fonte: ItaliaMeteo).

Sul fronte delle precipitazioni, sempre le stagionali di ItaliaMeteo ci dicono che marzo potrebbe risultare più secco della norma sulle aree montane italiane, con una possibile ripresa delle condizioni più umide nel trimestre aprile-giugno.

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Fig. 15. Previsione dell’anomalia delle precipitazioni totali per marzo 2026 rispetto alla media climatica (fonte: ItaliaMeteo). 
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Fig. 16. Previsione dell’anomalia delle precipitazioni totali per il trimestre aprile/maggio/giugno 2026 rispetto alla media climatica (fonte: ItaliaMeteo). 

Non sono condizioni ideali per il mantenimento della risorsa nivale: il contesto meteorologico sembra favorire la prosecuzione della fusione piuttosto che nuove nevicate tardive.

Verso la fase decisiva della stagione

La stagione nivale ha ormai superato il suo punto di massimo accumulo. Il picco è alle spalle e la fase di discesa è iniziata.

La domanda ora non è più solo quanta neve cadrà, ma quanto velocemente quella già presente si trasformerà in acqua. È in questa fase che si definisce l’impatto reale della neve sulla disponibilità idrica primaverile ed estiva.

Il prossimo aggiornamento, previsto a metà aprile, permetterà di capire meglio quanto di questa neve riuscirà davvero ad arrivare ai fiumi e ai bacini del Paese.

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